


FORMULA ANTIMOSTRO
Per Tad
Mostri, state fuori da questa stanza!
Lo spazio per voi non è abbastanza.
Sotto il letto di Tad non c’è posto,
E quello che ci prova andrà arrosto!
Nell’armadio di Tad non c’è spazio
E per quello che ci prova sarà uno strazio!
Alla finestra di Tad non t’affacciare
Vedresti cose da far tremare!
Niente vampiri e lupi e morti vivi
Non c’è posto qui per i cattivi!
Niente farà del male a Tad per tutta la notte
A chi ci prova una manica di botte!
Quando ero bambino fui aggredito da due pastori maremmani una mattina mentre andavo a scuola. L’intervento provvidenziale di due operatori ecologici evitò il peggio, ma da allora mi è rimasta la fobia dei cani al punto tale che per anni non sono riuscito ad accarezzare un barboncino oppure cambiavo strada in caso incrociassi qualche suo simile più grande.
Cujo stava sdraiato nella penombra dell’officina. Faceva caldo li dentro, ma fuori era ancora peggio… E poi fuori c’era anche il riverbero del sole che era insopportabile. Non era mai stato così. A dire la verità non si era mai accorto prima delle diverse intensità della luce. Era un fatto nuovo nella sua vita. Gli faceva male la testa. Gli facevano male i muscoli. La luce gli faceva male agli occhi. Aveva caldo.
Con il passare degli anni il mio terrore dei cani è diventato paura ed infine semplice disagio, anche se qualche volta ho delle ricadute, così ho potuto finalmente leggere questo libro, comprato in una Mondadori circa venti anni fa insieme ad un’altra decina di romanzi di Stephen King in offerta a metà prezzo durante una promozione, e lasciato ad ammuffire sugli scaffali della mia libreria perchè non riuscivo neanche a guardarne la copertina senza sentirmi male.
Quando dormiva faceva sogni di inconsueta e piacevole vividezza. In uno di quei sogni aveva straziato IL RAGAZZO, gli aveya squarciato la gola e poi gli aveva scavato fuori gomitoli fumanti di viscere. Si era svegliato guaendo, con guizzi nervosi per tutto il corpo.
Un gran bel racconto con personaggi ben delineati e sviluppati che si legge quasi tutto d’un fiato fino all’impietoso finale, purtroppo spoileratomi da un paio di recensioni, ed ho adorato come il defunto psicopatico poliziotto Frank Dodd de La Zona Morta sia praticamente diventato il boogeyman di Castle Rock.
Vedeva le sue grandi zanne. E di nuovo ebbe quella terribile sensazione che il cane stesse guardando lei, non una donna che il caso aveva intrappolato in macchina con il suo figlioletto, bensì Donna Trenton, come se fosse rimasto li tutto il tempo ad aspettare che arrivasse.
Non siamo ai livelli del precedente Le Notti di Salem o del successivo Pet Sematary che ho letto e riletto alla follia in gioventù, ma qui si respirano tutte le atmosfere del King anni d’oro, con una Castle Rock che più viva non si può e la tragedia della famiglia Trevor probabilmente mi resterà impressa per sempre nella memoria.
Effetto serra. Il volantino diceva che la temperatura dell’abitacolo di un’automobile parcheggiata in pieno sole poteva salire fino a 90 °C con i finestrini alzati e perciò era crudele e pericoloso chiudervi dentro un animale mentre si andava a fare la spesa o
al cinema. Le scappò un risolino, breve e crepato. Le parti si erano invertite, no? Era il cane che aveva chiuso dentro la gente.
E adesso proviamo a vedere anche il film, comprato in DVD anch’esso da anni ed ancora incellofanato.