


Nell’artico nessuno può sentirti urlare.
Il romanzo storico si mescola perfettamente con quello dell’orrore in questo lungo racconto di Dan Simmons, da cui è stata anche tratta una serie televisiva che devo assolutamente vedere il prima possibile.
La storia della spedizione perduta di Franklin, un viaggio di esplorazione artica guidato dal Capitano Sir John Franklin, partito dall’Inghilterra nel 1845 e finito molto male con gli equipaggi delle navi HMS Erebus e HMS Terror dispersi tra i ghiacci e mai più ritrovati, è un racconto scritto molto bene, ed in alcuni punti parecchio disturbante, di disperazione, degenerazione fisica e mentale, violenza e follia, dall’atmosfera opprimente e dalla ricostruzione storica maniacalmente accurata, dove alla fine predominano l’orrore del cannibalismo e del soprannaturale.
Ho letto diversi libri di Simmons e mi sono piaciuti parecchio, ma questo è decisamente il suo Magnum Opus ed alcune scene al suo interno mi resteranno impresse nella mente decisamente a lungo, un capolavoro la cui lunghezza potrebbe spaventare ma che ogni appassionato dei due generi sopracitati dovrebbe leggere.
Ho letteralmente adorato storia e personaggi, il cui sviluppo e maturazione psicologica sono spesso stati ambigui, imprevedibili e a dir poco disturbanti. Ed alla fine ho letteralmente divorato le ultime duecento pagine, un po’ come hanno fatto il Tuunbaq ed il gruppo del subdolo Cornelius Hickey, uno dei più spregevoli e spaventosi villain di tutti i tempi, ai danni degli sventurati equipaggi delle maledette navi HMS Erebus ed HMS Terror, rimanendo nel dubbio su cosa sia realmente il terribile Tuunbaq: uno spirito vendicativo esquimese, un orso polare troppo cresciuto o un mostro lovecraftiano reliquia di eoni passati.
Ma qualunque cosa esso sia una sola cosa è certa: i veri mostri siamo sempre noi.