Trainspotting





“Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l’anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo.”

“Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh, cazzo, il problema è loro, non mio. Come dice Harry Lauder, io voglio andare dritto per la mia strada, fino in fondo.”




Dopo aver visto e rivisto per anni “Trainspotting” di Danny Boyle, uno dei miei film preferiti, mi sono finalmente deciso a leggere il libro da cui é stato tratto, dopo averlo trovato usato ad un prezzo stracciato su di una bancarella.

Libro e film hanno una cosa in comune: prendono a pugni in pancia il lettore senza fare sconti, ma in confronto al romanzo di Welsh il film é un cartone animato della Disney… se volete leggerlo e già il film vi ha traumatizzati, beh ora siete avvisati.




Mentre il film era unicamente narrato dal punto di vista di Renton-Ewan McGregor, il romanzo é narrato dal punto di vista di tutti i personaggi, molti di più e molto più estremi: es. se Begpie-Robert Carlyle era pazzo ma divertente, qui é il peggiore dei pezzi di merda, un pazzo furioso capace di prendere a calci in pancia la moglie incinta per un nonnulla e di accoltellare un passante solo perché gli ha incrociato lo sguardo… con un ferro da calza, perché il coltello si ferma a volte contro le costole.


Per questo motivo più che un romanzo, Trainspotting di Irvine Welsh sembra quasi un’antologia di racconti brevi: il problema é che essendo sempre sotto droghe e cambiando il punto di vista della narrazione, a volte non si capisce chi é che sta parlando (la scena allucinante del film in cui Spud si caca addosso nel libro é molto peggio, peccato che non si capisca chi stia raccontandola tranne che non può essere Spud, il quale infarcisce ogni sua frase di “non per dire” e “capito?”, cosa che non avviene nella parte in questione… )


Il libro é comunque avvincente, delirante, sboccato e a tratti divertente (Sick Boy che si immagina di parlare con Sean Connery mi ha fatto sbellicare).

Una discesa all’inferno in una Edinburgo di fine anni ottanta che più nera e disperata non si può, che alla fine ci fornisce due lezioni di vita fondamentali:
1)Lasciate stare le droghe e le cattive compagnie che é meglio.
2)I camerieri sono persone molto potenti: mai scherzare con loro
.




Lettura altamente consigliata se amate il film, se avete lo stomaco d’acciaio e se non vi disturba il turpiloquio: “cazzo” e “coglione” sono probabilmente i 2 vocaboli più usati…

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