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Dominika si costrinse a rimanere immobile, inespressiva, mentre assorbiva con freddezza il pugno che l’aveva colpita alla pancia.
Le voci su quell’istituto le aveva già sentite: era l’ex Scuola statale Quattro, meglio nota come Scuola delle Rondini, dove uomini e donne venivano addestrati nell’arte della seduzione a fini di spionaggio. Ho vinto un posto alla scuola delle puttane, pensò.
Dell’omonimo film con Jennifer Lawrence ricordavo vagamente le curve della protagonista ed un paio di scene ultraviolente, ma quando ho trovato questo cartonato a metà prezzo in libreria mi era parso comunque un peccato non prenderlo qualche tempo fa.
Un classico romanzo di spionaggio che mescola abilmente azione, suspense, sesso, Guerra Fredda e… ricette culinarie.
Avrebbe voluto prendergli la mano, portarsela al viso, raccontargli della cacciata dall’accademia, del tradimento dei compagni. Avrebbe voluto chiedergli un consiglio, un’indicazione su cosa fare. Lei non poteva saperlo,
ma Vasilij avrebbe sussurrato a quell’idealista di sua figlia che sì, ci si può anche innamorare dello Stato, ma lo Stato non ricambia, mai.
Ci sarebbero almeno un centinaio di pagine di troppo ed i personaggi sono la fiera del cliché, ma ero dell’umore giusto per una lettura di questo genere, con una femme fatale dai mille volti protagonista alle prese con spie, parenti serpenti ed un Vladimir Vladimirovič Putin perfido come non mai.
Si chiamava Dominika Egorova. Era una ballerina, un’ufficiale dell’SVR, una Rondine addestrata a piegare la volontà altrui. Amava, e in cambio era amata. Chiuse gli occhi e volò alta sopra Mosca seguendo il fiume, sui campi e sulle foreste, poi puntò le ali su Butovo e la fossa che custodiva il
corpo di Marta Elenova, la terra dura e ghiacciata sopra di lei.
Tre stelle e mezzo arrotondate a quattro.