Ready Player Two






Ma non erano le tre parole che ero abituato a vedere. Fui accolto invece, come sarebbero stati accolti i futuri utenti, da un nuovo messaggio creato da Halliday per dare il benvenuto agli utenti che avessero
deciso di abbracciare la sua nuova tecnologia.




Ho letto Ready Player One solo pochi anni fa, poco prima che uscisse l’omonimo adattamento cinematografico, e ne rimasi completamente folgorato, divorandolo in un solo giorno ed adorandolo alla follia.

«Mezzo mondo passa già ogni momento della propria vita su OASIS a ignorare la realtà. Siamo già gli spacciatori ufficiali dell’Oppio dei Popoli. E adesso volete aumentare la dose?»
Sollevo gli occhi al cielo, scuotendo la testa. Sento l’adrenalina che mi va sempre più al cervello.


Quando è uscito qualche mese fa in lingua originale questo Ready Player Two, ero combattuto tra il timore di non riuscire ad aspettare l’adattamento in italiano per leggerlo e quello che fosse una vera schifezza, visto il crescente numero di recensioni negative che si allargava a macchia d’olio su Goodreads e sul web.

Se qualcuno diceva stronzate su di me, io lo trovavo e gli killavo l’avatar. Se qualcuno postava frasi d’odio contro Art3mis o la sua fondazione, io lo trovavo e gli killavo l’avatar. Se qualcuno postava un meme razzista contro Aech, o un video che attaccava il lavoro di Shoto, io lo trovavo e gli killavo l’avatar – sempre e solo dopo avergli fatto una domanda retorica: «Chi regna su Bartertown?»



Alla fine ho resistito alla tentazione e comprato l’edizione italiana curata da Mondadori non appena uscita in libreria lo scorso luglio.
Diciamo subito che non siamo ai livelli dell’originale, ovviamente, ma RP2 non è neanche, a mio parere, l’obbrobrio descritto da tanti altri, rimasti scottati precedentemente dalla lettura del pessimo, sempre a detta di molti, Armada dello stesso Cline, che ho comprato tempo fa ma non ancora letto, il che forse mi ha fatto affrontare la lettura di questo sequel con meno prevenzione e maggiore obiettività.

Lì, a tre chilometri dalla superficie, nel mio bunker di cemento armato, era come se avessi la mia Batcaverna personale. (E ora sapevo per certo che Bruce Wayne non avrebbe potuto costruirsi il suo quartier generale da solo,
in segreto, senza qualcuno che gli collegasse le tubature e versasse le colate di cemento. E non poteva essere stato un maggiordomo decrepito. Proprio no.)




Magari la storia contenuta fra queste pagine sarà pure ripetitiva,  una brutta copia di Sword Art Online di cui non se ne sentiva il bisogno, ma mi ha tenuto incollato a leggere, tempo permettendo, fino alla fine ed il suo dovere lo fa.

Avreste dovuto ascoltare la vostra amica Samantha» disse Anorak.
«Aveva ragione lei. Avete guardato “Sword Art Online” e tutti i Matrix, eppure avete continuato a pensare che dare il controllo del vostro cervello a un computer fosse una buona idea?» Fece una risata che era più un grugnito. «Cioè… Guardate cosa può succedere!»




Per fare un paragone cinematografico possiamo metterla così, leggere Ready Player Two è stato per me come quando ho visto al cinema per la prima volta nel 1989 Ghostbusters II: non sarà decisamente all’altezza dell’originale, ma ha anche lui dei gran bei momenti.

Incrociò il mio sguardo. «Funziona, come incentivo per farti cooperare, Parzival?»
Lanciai un’occhiata a Aech e Shoto, e poi a Samantha. Poi puntai di nuovo lo sguardo su Anorak e gli feci di sì con il capo.
«Eccellente!» disse lui, con un tono da signor Burns. Poi riprese a parlare normalmente. «Acciderbola! Che posta in gioco!» Si sfregò le
mani entusiasta.




Ed alcuni di questi momenti sono talmente memorabili, a partire dallo scontro contro i Sette, incarnazioni dell’L’artista precedentemente noto come Prince, fino alla ricerca del Silmaril sulla Corona Ferrea di Morgoth nella Prima Era della Terra di Mezzo, e tanti altri.

Poi mi disse ciò che diceva sempre quando ci trovavamo in situazioni senza via d’uscita: «È stato un bel lavorare con lei, dottor Venkman».
Di solito ridevo, ma questa volta la frase mi toccava troppo da vicino.
«Ci vediamo dall’altra parte, Ray» le citai io, afferrando la chitarra come se fosse un fucile protonico.




E nella scena in cui il giovane Ogden Morrow impugna una mazza da cricket come il protagonista di Shaun of the dead, personaggi entrambi interpretati da un grandioso Simon Pegg, il libro ed il suo futuro adattamento cinematografico si fondono in uno dei migliori easter-egg di sempre.

Quando su di noi si abbatté il Prince seguente, pensai di avere un’allucinazione. Aech lo definiva “Gemini”. Shoto lo chiamava “Partyman”.
Il mio software di riconoscimento immagini azzardò un “Prince della Batdance”. Somigliava al Due-Facce dei fumetti, ma sul lato sinistro
appariva come Batman, mentre sul destro era un Joker dai capelli verdi. Con una mano ci lanciava le bombe di Joker e con l’altra i batarang.




Sarà pure un seguito arraffa soldi di cui non si sentiva il bisogno, o anche una sceneggiatura già pronta per il prossimo film di Spielberg basato su di esso, per quanto mi riguarda è stato un vero piacere tornare ancora una volta all’interno di Oasis con Wade, Samantha e compagnia bella, alle prese con una nuova Ricerca e tutte le avventure che la costellano, infarcite ancora una volta di quella overdose sensoriale di citazioni anni ’80 ma non solo, film, libri, videogames, giochi di ruolo e tutta quella cultura pop che ha fatto parte da sempre della mia vita e che mi ha reso praticamente il vecchio nerd che sono.

Una era Glamdring, la spada a una mano forgiata in Ilthimar che Gandalf usò durante la Guerra dell’Anello. La infilai nel fodero appeso alla schiena del mio avatar. L’altra era una spada a due mani, che afferrai per la lama, e consegnai a Aech, dalla parte dell’elsa.
«Tieni. Ti servirà. Andúril, Fiamma dell’Occidente. Forgiata dai frammenti di Narsil da…»
Aech mi fece cenno di riprendermela.
«Grazie, Z. Ne ho già abbastanza, di spade.»




Quattro stelle più che meritate per me, e non vedo l’ora di vedere il film.



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