La setta



Bannon alzò lo sguardo con un vago sorrisetto
quando aprirono la porta della sua cella e Santini senti un’ondata di nausea. Di tutte le bestie che tenevano chiuse a San Quentin, Bannon era la peggiore. Santini non riusciva a ripensare a quello che aveva fatto alla ragazza senza che gli venisse voglia di vomitare.


Angela è una bambina di quattro anni con dei doni speciali: può parlare con i morti e trasmettere un senso di pace e beatitudine a quanti la circondano.
Ma il potere di Angela è anche un faro accecante che disturba e ferisce coloro che hanno rinunciato al loro nome, abbracciando un’esistenza nell’oscurità, ed infliggendo alle loro vittime mutilazioni e torture cercando di placare una fame più grande di loro, alla ricerca dell’atrocità suprema in nome di qualcuno o qualcosa che si annida nelle tenebre.
Nove anni dopo il rapimento e la brutale uccisione della sua unica figlia, Barbara Waugh inizia a ricevere delle strane telefonate da qualcuno che dice di essere Angela.
È mai possibile che sia ancora viva?
Riuscirà Barbara a salvare sua figlia prima che la misteriosa setta dei senza nome porti a compimento ciò che ha in serbo per lei?

Barbara ritornò in punta di piedi sul pianerottolo;
aveva appena richiuso la porta che di nuovo sentì quella voce indistinta, dentro la stanza con Angela.
Stava per girarsi e allontanarsi, dicendosi che il microfono accanto al lettino aveva raccolto una trasmissione, quando si rese conto che un microfono non può fare una cosa del genere. Qualcuno stava mormorando qualcosa ad Angela dietro la porta.


Inizia così la ricerca disperata ed allucinante di una donna che ha perso prima il marito e poi la sua bambina, in un racconto tetro ed agghiacciante che miscela alla perfezione descrizioni inquietanti, linguaggio sofisticato, un orrore lovecraftiano strisciante che ti rimane sottopelle, ed infine una narrazione avvincente dal punto di vista dei vari personaggi, il tutto senza lesinare colpi duri allo stomaco ed al cuore del lettore.

Il ronzio delle scariche di fondo, lontane voci metalliche la raggiungevano per poi svanire. La casa si fece buia, il silenzio più profondo, e infine si rese conto che stava seduta li come una catatonica, sperando ciecamente nel
fantasma della sua bambina assassinata. Questo non poteva che sprofondarla ancor di più nella disperazione.
A un tratto il disgusto per se stessa fu così forte che riuscì a tirarsi indietro.


Perdere i propri figli è l’incubo di ogni genitore, figuriamoci ritrovarseli brutalmente assassinati o rapiti da una setta satanica.

Nella stanza a pianterreno le era venuto in mente un animale, ma questo appariva un essere informe, un feto coperto di ragnatele e polvere, o di ragnatele e polvere composto.
Era così veloce che si era arrampicato lungo il suo corpo ed era arrivato quasi alla faccia prima che si mettesse a urlare.


Per questo motivo, essendo padre di una bambina, ho vissuto con angoscia la ricerca di Angela da parte di sua madre ed i suoi compagni, circondati da un’atmosfera claustrofobica, opprimente ed inquietante, che sembra stringersi come una morsa attorno a loro mentre corrono ignari e disperati, pagina dopo pagina, incontro ad un terribile destino.

Lui la accompagnò al parcheggio sotto il Barbican e portò via la macchina. Il soffitto basso incombeva come una nuvola temporalesca, il tubo al neon sulla sua testa
tremolava come un lampo. Mentre si dirigeva verso casa, per riprendere i tentativi di mettersi in contatto con l’Other News, si chiese distrattamente se qualcuno avesse mai ripulito il parcheggio: uno degli angoli bui sembrava pieno di ragnatele.


Una lettura che difficilmente potrei definire piacevole, e che in alcuni momenti mi ha fatto venire veramente la pelle d’oca, ma comunque appassionante, che mi ha tenuto incollato a leggere tutto d’un fiato le ultime cento e passa pagine e che, alla fine, ha fatto riaffiorare in me un ricordo da tempo rimosso:
avevo già letto questo libro una ventina di anni fa circa a casa di una mia zia, una vecchia edizione cartonata antecedente a questa, trovata invece a prezzo irrisorio in una libreria dell’usato romana, il cui titolo facente capolino da uno scaffale aveva attirato inesorabilmente la mia attenzione.

« Qui i nomi non contano », ribatté l’uomo sulla
sinistra, mentre quello sulla destra allungava la mano e le torceva il braccio finché lei non lasciò cadere il coltello. Quello con le labbra spesse lo raccolse. La bambina guardava affascinata mentre gli altri uomini la tenevano e lui le tagliava i tendini delle braccia e delle gambe.


Probabilmente ero troppo giovane per apprezzarlo e lo avevo completamente dimenticato, ma poche pagine prima della conclusione, la scena finale è riaffiorata repentina ed inesorabile dagli abissi delle mie memorie facendomi sobbalzare.

Tornò senza parole all’albergo, trascinandosi per le strade. Una pioggia leggera prese a cadere sul suo viso e sulle braccia nude, ma nulla poteva rinfrescarla.
Non aveva il coraggio di chiamare la polizia, non
poteva far nulla tranne sperare che Gerry avesse trovato la setta, sperare in un’altra telefonata.


Un finale forse non all’altezza del racconto, molto diverso rispetto a quello presente nel decisamente non memorabile adattamento cinematografico (The Nameless) del 1999, ritenuti debole dallo stesso autore e dalla maggior parte delle recensioni qui presenti, ma che francamente non mi ha deluso minimamente.

Pareva impossibile che ci fosse una casa in quell’isola di terreno abbandonato sotto il cavalcavia. Evidentemente avevano deciso di lasciarla lì perché non valeva la pena neppure di demolirla. Ted si sforzava di ragionare per convincersi che se non altro riusciva ancora a
pensare lucidamente, visto che non poteva far nulla per impedire che lo trascinassero verso l’edificio.


Un classico del terrore poco conosciuto e decisamente non per tutti, ma che a mio parere non dovrebbe mancare nella libreria di ogni appassionato del genere.

Era troppo tardi per consentirsi dei dubbi: Ted aveva messo il suo bagaglio sul nastro trasportatore e ora le valigie si allontanavano
come tante bare verso il forno crematorio.
« Non preoccuparti », le disse lui, stringendole il braccio cosi forte che le fece male. « Se Angela chiama, so esattamente cosa fare. »


Cinque stelle.
 


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