Notte d’ottobre








Sono un cane da guardia. Il mio nome è Snuff. Vivo con il mio padrone Jack fuori Londra, per ora. Mi piace molto Soho di notte con le sue nebbie piene di odori e i vicoli bui. È allora, quando tutto è immerso nel silenzio, che usciamo per lunghe passeggiate. Jack è vittima di una maledizione da ormai molto tempo, perciò deve fare quasi tutto il lavoro di notte per impedire che accadano cose peggiori.”

Un gentiluomo di nome Jack si aggira nelle fredde notti d’ottobre, insieme al fedele cane Snuff, per le strade nebbiose della Londra Vittoriana di fine Ottocento alla ricerca degli ingredienti necessari a compiere un antico rito sacrilego la notte di Ognissanti.

“Non sono la prima a venire qui oggi. Chi mi ha preceduta ha lasciato delle tracce. Lo sapevi, fedele guardiano?”
“No” ho risposto. “Chi era?”
“Il gufo, Nightwind, compagno di Morris e MacCab. L’ho visto volare via all’alba, ho trovato una piuma là dietro. La polvere è contaminata con polvere di mummia, per farti ammalare.”




Ma Jack e Snuff non sono i soli a partecipare al grande Gioco che aprirà o meno la via ai Grandi Antichi allo scoccare dell’ora fatidica.

Abbiamo ridacchiato entrambi e poi mi sono eclissato.
Quella sera siamo usciti di nuovo. Abbiamo attraversato il ponte e camminato per un lungo, lungo tratto. In giro c’erano l’arcigno detective e il suo tozzo compagno; quest’ultimo zoppicava per via dell’avventura dell’altra notte. Li abbiamo incrociati un paio di volte nella nebbia.




Altri giocatori si stanno preparando: da Jill la Strega al Buon Dottore, da Rastov il monaco pazzo, sino all’enigmatico Larry Talbot e al lugubre Conte dal mantello nero che non sopporta la luce del giorno, tutti accompagnati dai loro fedeli compagni: la gatta Graymalk, Bubo il ratto, il serpente Quicklime, Nightwind il gufo e Needle il pipistrello.

Sono tre notti che un ometto gobbo saccheggia i cimiteri. L’ho visto durante i miei pattugliamenti. Due notti fa, grazie al plenilunio,
l’ho seguito. Ha portato il suo bottino in una grande fattoria a sud di qui – un posto pieno di pali della luce, sopra il quale infuria una tempesta perenne. Ha consegnato il materiale a un uomo alto e longilineo, chiamandolo ‘Buon Dottore’. “




Alcuni sono venuti ad aprire le porte, altri per chiuderle.
E da quale parte si schiereranno il Grande Detective ed il suo assistente?
Non tutto é quel che sembra…
Che il Gioco abbia inizio.

Ieri sera siamo usciti di nuovo in cerca di altri ingredienti per il Grande Piano. C’era una fitta nebbia e giravano molti poliziotti di pattuglia.
Il che non ci ha fermato ma di sicuro ha reso le cose più difficili. La lama del padrone ha guizzato, la donna ha gridato e c’è stato un violento strappare di vestiti.




Pubblicato per la prima volta nel 1993, e candidato al prestigioso Premio Nebula, Notte d’ottobre, ultimo racconto scritto dall’autore Roger Zelazny prima della sua prematura scomparsa, è un delizioso pastiche lovecraftiano che vede come protagonisti gli animali al servizio di alcuni tra i più famosi personaggi della letteratura e cinematografia, ormai vere e proprie icone dell’immaginario collettivo con innumerevoli racconti a loro dedicati, e la cui fama supera di gran lunga quella dei loro creatori.

La notte scorsa ci siamo procurati altri ingredienti per l’incantesimo del padrone. Mentre riprendevamo fiato a un angolo di Soho, il Grande Detective e il suo compagno sono sbucati dalla nebbia e ci sono venuti incontro.
“Buonasera” ha detto lui.
“Buonasera” gli ha fatto eco Jack.
“Avreste da accendere?”
Jack ha tirato fuori una scatola di cerini e gliel’ha passata.




Immaginate un romanzo in cui Jack lo Squartatore, la terza strega del Macbeth di William Shakespeare, il dr. Frankenstein e la sua creatura, l’Uomo Lupo, Dracula, Sherlock Holmes ed il dr. Watson, un monaco folle ispirato a Rasputin ed coppia di ladri di cadaveri basata sui realmente esistiti William Burke e William Hare, insieme ad altri ancora, mentre lottano tra loro nel tentativo di scatenare Nyarlathotep, Shub-Niggurath e compagnia bella sul mondo, o di salvarlo, in un  Gioco che avrà il suo culmine la notte di Ognissanti quando, evento che si manifesta tre o quattro volte ogni secolo, la luna sarà piena.

“Ah, Jack” la voce arrivava dalla nostra sinistra. “Buonasera.”
Jack si è fermato e si è voltato, la mano vicina a dove teneva nascosto il coltello.
Larry Talbot è uscito dall’ombra, toccandosi la tesa del cappello.
“Mr Talbot…” ha cominciato Jack.
“Larry, per favore.”




Il tutto in trentuno appassionanti capitoli, più un breve prologo, che letti ed assaporati uno a notte, fanno di questo libro la lettura autunnale per eccellenza, un classico alla pari con The Halloween Tree di Ray Bradbury.

Mentre stavo lì, perplesso, un grosso pipistrello – molto più grande di Needle – è arrivato in picchiata da nord, passando dietro un grande albero. Ma non è spuntato dall’altro lato. Invece ho sentito un passo leggerissimo, e un uomo vestito di scuro con un mantello nero è uscito da dietro l’albero.
Lo fissavo. Ha girato di scatto la testa verso di me e ha parlato: “Chi è là?”




Ho semplicemente adorato questa storia surreale raccontata dal punto di vista di Snuff, cane speciale con il dono della parola per un paio d’ore dopo ogni scoccare della mezzanotte, alle prese con i partecipanti al Gioco, umani, mostruosi e non-morti, ed i loro famigli, tra disavventure, pericoli, e viaggi nelle Terre del Sogno, in una appassionante caccia alla citazione che mi ha fatto letteralmente divorare, tempo permettendo, questo splendido libro.

La sera, ho portato a Jack le sue pantofole e mi sono sdraiato ai suoi piedi di fronte a un fuoco scoppiettante mentre lui fumava la pipa, sorseggiava sherry e leggeva il giornale. Ha letto a voce alta tutto ciò che riguardava omicidi, incendi dolosi, mutilazioni, saccheggi di tombe,
profanazioni di chiese e furti inusuali. È piacevole stare in casa, ogni tanto.


Il tutto mentre cercavo di capire anzitempo quale tra i personaggi appartenesse all’una o all’altra fazione, prima che rivelazioni e sorprese varie mandassero all’aria, inaspettatamente e piacevolmente, tutte le mie teorie e supposizioni.

Sono rimasto a fissarlo affascinato. La pioggia aveva cancellato dall’aria tutti gli odori, finché non eravamo arrivati così vicini. Ora però ero in grado di fiutarlo e per me è diventato ancora più bizzarro, perché quello che permeava il suo corpo ed emanava da lui era l’odore dolciastro e nauseabondo della morte. I suoi movimenti non tradivano aggressività e lui ci guardava quasi con l’aria di un bambino curioso.



Purtroppo sono venuto meno al mio proposito iniziale di leggere un capitolo al giorno dall’inizio alla fine di ottobre, facendo coincidere le mie giornate e nottate dedicate alla lettura con quelle che fanno da sfondo alle  vicende narrate fra queste pagine, e l’ho invece finito in una manciata di giorni.

“Sai se lei ha visto l’Icona di Alhazred?”
“E così sai che l’abbiamo noi… no, ubriaco o sobrio, non la mostrerebbe a nessuno prima del tempo.”
“Mentre ti cercavo, poco fa, ho visto che stringeva qualcosa che assomigliava a un’icona. È di legno, alta circa dieci centimetri e lunga una ventina?”
“Si, l’ha tirata fuori oggi dal suo nascondiglio. Quando si sente particolarmente depresso dice che lo fa stare meglio ‘andare sulle rive del lago di Hali e contemplare l’attuazione della rovina’ e quindi immaginare tutti gli usi che potrà farne.”




Peccato, vorrà dire che lo rileggerò l’anno prossimo gustandomelo un capitolo per volta.

“”Scommetto che non hai mai incontrato qualcuno che sappia tagliare veramente” ha continuato il muscoloso, avanzando.
Zzzp!
Era dentro di lui, negli occhi gli brillava quella strana luce, ha tirato la mano fuori dalla tasca e la luce delle stelle imprigionata dentro ha illuminato le rune sulla lama del coltello.
“Ben trovati!” disse allora Jack tra i denti di un sogghigno, continuando ad avanzare.


In poche parole, un capolavoro surreale, orrorifico e divertente, che non dovrebbe mancare nella biblioteca di ogni appassionato della letteratura fantastica.

Nel canto ora potevo sentire un debole “lä! Shub-Niggurath!” ripetuto, come in risposta. Davanti a me, Graymalk sì era alzata in piedi e stava ritta in modo molto rigido.
A quel punto il parroco, anziché procedere alla fase successiva, si è voltato e si è avvicinato lentamente alla stoffa su cui era posato il coltello sacrificale, Ho notato che anche
l’icona di Alhazred dietro di lui aveva cominciato a brillare.





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