Miskatonic






In teoria, questa miniserie a fumetti aveva tutte le carte in regola per essere memorabile: un originale misto tra crime-noir ed orrore lovecraftiano pieno di citazioni da racconti classici del Solitario di Providence come Il caso di Charles Dexter Ward, La maschera di Innsmouth, Dagon, Herbert West, rianimatore, I ratti nei muri, L’orrore a Red Hook, L’orrore di Dunwich e I sogni nella casa stregata con più di un volto familiare a fare capolino e allo stesso tempo la felicità di chi, come me, ha letto e riletto tutte queste storie.



Ad aiutare od ostacolare la bella Miranda Keller, protagonista fittizia basata su alcune delle prime agenti donne dell’FBI, compaiono infatti uno dopo l’altro l’ex detective Tom Malone protagonista di L’orrore a Red Hook, l’ubriacone Zadok Angel, uno dei pochi umani incontrati dal narratore protagonista de La maschera di Innsmouth e che andrà incontro ad una triste fine dopo avergli raccontato la storia segreta della tetra cittadina costiera (se avete lo stomaco di ferro e siete curiosi di sapere quale, andatevi a cercare Dagon (2001) di Stuart Gordon, adattamento cinematografico truculento e ben riuscito de La maschera di Innsmouth: la scena della morte del personaggio di Ezekiel/Zadok Angel interpretato da Francisco Rabal vi resterà a lungo in mente… se riuscirete a tenere gli occhi aperti.), il ratto demoniaco dal volto umano Brown Jenkins, famiglio vampirico della strega Keziah Mason, il dottor Herbert West in persona insieme alle sventurate cavie dei suoi esperimenti, il professor Armitage della Miskatonic University, e tanti altri in un vero e proprio tripudio di citazioni e camei.



Purtroppo nulla di originale se avete già letto come me lo splendido Providence di Alan Moore e Jacen Burrows, capolavoro a fumetti nel cui solco Miskatonic cerca di insinuarsi copiandone atmosfera, protagonista queer, e scene disturbanti ma fallendo miseramente a mio parere.



Con qualche numero in più a disposizione per concentrarsi maggiormente sulla storia e con un altro disegnatore (Pontrelli mi è piaciuto abbastanza su qualche albo di Dylan Dog anche se a volte il suo tratto sembra davvero troppo frettoloso e sbrigativo, e qui sembra trovarsi decisamente molto più a suo agio nel disegnare figure femminili piuttosto che orrori lovecraftiani grotteschi se non appena abbozzati), questa sarebbe stata probabilmente una recensione da quattro-cinque stelle.



Peccato perchè storia e citazioni all’inizio mi stavano piacendo, Miranda Keller e Tom Malone potevano essere una gran bella coppia di weird-detectives, e l’idea di ribaltare razzismo e xenofobia di Lovecraft (al riguardo vi consiglio vivamente di leggere lo splendido La ballata di Black Tom di Victor LaValle se non lo avete già fatto), nei cui racconti i cattivi sono spesso e volentieri immigrati e persone di colore mentre qui l’Ordine Esoterico di Dagon è praticamente una riuscita parodia del Ku Klux Klan, anche se non originale, era davvero niente male.



Peccato davvero.

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