L’altro








Da quella porta, quel giorno di novembre dell’autunno precedente, era entrato il babbo, portando i cesti di mele da conservare di sotto. Una giornata buia e cupa, si ricordava, non luminosa come oggi, anche se tutto il resto era come avrebbe dovuto essere. Niles era andato giù in cantina con la lanterna e guardava lo squarcio di luce in alto attraverso la botola.

L’Altro di Thomas Tryon, è un perfettamente riuscito gioco di prestigio in cui ogni cosa non è mai del tutto ciò che sembra, un romanzo che inganna ripetutamente il lettore in una lunga serie di eventi agghiaccianti e ricchi di colpi di scena, uniti ad una splendida e gotica rappresentazione della campagna e della famiglia americana, raccontati da più punti di vista tra cui spiccano un narratore in terza persona limitata, la maggior parte delle volte il tredicenne Niles Perry, ed una voce narrante in prima persona, meschina, cinica e piena di rancore, che apre ognuno dei tre atti in cui si suddivide il racconto.



La nascita stessa di Holland… il suo corpo che si dimenava, lacerando l’utero, uscendo morto. Rianimato a furia di schiaffi dal medico. Venti minuti dopo, quando la mezzanotte era scoccata e passata, apparve Niles con facilità miracolosa. Il parto più tranquillo che abbia mai visto, aveva detto il dottor Brainard, togliendo delicatamente la membrana amniotica. Figurarsi, nato con la camicia.

Un gioco di prestigio crudele e ben costruito, che spiazza il lettore giocando con le sue aspettative, imprigionandolo in un caleidoscopio di immagini dove alla magia dell’infanzia ed ai suoi tesori, giochi ed innocenti filastrocche per bambini, si sostituiscono orrore e morte come in uno dei lugubri spettacoli di magia che ai due protagonisti, gemelli inseparabili nati prima e dopo la mezzanotte, piace inscenare in cantina.



Passando davanti alla finestra, aveva guardato il fiume. Povero Billy, con la sua gamba zoppa poteva soltanto arrancare, ma quando il ghiaccio aveva ceduto sotto di lui, si trovava piuttosto vicino alla riva, tanto che Holland, impegnato ad attizzare il fuoco, avrebbe potuto salvarlo. E invece era scappato di corsa, lasciando Billy a dibattersi, a morire assiderato nell’acqua gelida.

Che cosa stiamo leggendo? I cruenti fatti di sangue che coinvolgono le persone vicine a Niles ed Holland sono una serie di tragiche fatalità o attorno alla loro fattoria nel New England si aggira un assassino psicopatico? Stiamo leggendo una storia gotica di fantasmi, un racconto di possessioni demoniache, oppure tutta la storia è solo il terribile delirio di una mente malata?
Al lettore l’ardua, ma non troppo, sentenza.



«Oh», mormorò laconicamente, in tono sorpreso, quasi di scusa, accorgendosi che cadeva. E lui, fermo lì, impietrito, le braccia rigidamente distese, guardandola cadere, ancor prima che il buio le offuscasse il viso smorto e lei giacesse in un ammasso frantumato ai piedi della scala, sentì che in qualche modo, in quell’istante, tutte le sue domande avevano finalmente trovato risposta.

Per quanto mi riguarda, questo L’Altro di Thomas Tryon, nonostante la sorpresa finale alla base possa del libro possa risultare banale oggi rispetto all’epoca in cui fu scritto, mi è entrato davvero sottopelle, semplicemente uno dei migliori e più crudeli libri che abbia mai letto in vita mia, con le sue raccapriccianti atmosfere a metà tra L’Incubo di Hill House di Shirley Jackson e L’Esorcista di William Peter Blatty, un vero e proprio classico del genere.
E dopo aver letto quella certa scena verso la fine, posso giurarvi che non toccherò probabilmente mai più un bicchiere di vino in vita mia.





Un gran bel gioco di prestigio.



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