Il traghettatore




Il ticchettio della pioggia sui vetri delle finestre bifore che davano sul bosco riempì un momentaneo silenzio. Poi Dare si schiarì la voce e si rivolse a Case.
«È mai riuscito a filmare un fantasma?».
«No, mai».
«Be’, viva la sincerità», concesse lo scrittore.
L’altro annuì.


New York, anni Novanta.
Joan Freeboard, agente immobiliare ambiziosa e di successo determinata a vendere Elsewhere, una vecchia magione costruita negli anni Trenta su una boscosa isola del fiume Hudson, ormai isolata e disabitata da anni in seguito ad alcuni tragici eventi che vi ebbero luogo, raduna un gruppo di persone composto da un esperto di paranormale, una sensitiva ed uno scrittore, e vi si trasferisce per una settimana allo scopo di sfatare la terribile nomea della casa, già teatro di omicidi ed avvistamenti di apparizioni soprannaturali in passato.
Ovviamente le cose non andranno come previsto ed il gruppo, isolato da una tempesta in mezzo al nulla, scoprirà sulla propria pelle quanto sia meglio tenersi alla larga dalle vecchie case con una cattiva nomea ed un tragico passato.

Romanzo breve senza infamia e senza lode, a metà tra L’incubo di Hill House ed un paio di celebri film dell’orrore che ha probabilmente ispirato e che non si possono nominare senza spoilerarne il, comunque tutt’altro che imprevedibile, doppio finale.
Una storia più che decente se vi piacciono i racconti a base di fantasmi e case infestate, e che si legge decisamente con piacere ed in poco tempo, ma dall’autore de L’Esorcista mi aspettavo comunque decisamente molto di più.

“Non è paura degli spiriti. C’è qualcos’altro qui, lo percepisco, qualcosa di alieno, raccapricciante e implacabile; ho più paura di questo che del mondo. Case vuole fare una seduta spiritica, vuole farla questa notte. È pericoloso, molto pericoloso. Che Dio mi aiuti. Sono terrorizzata da ciò che potrebbe entrare da quella porta!”

Discreto e godibile, ma non aspettatevi nulla di più.



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