


“Va bene,” risposi, felice di cambiare argomento. Robbia si assottigliò nel parabrezza, come il ricordo di un incubo dal quale ci eravamo appena risvegliati, ma che continuava ad attendere oltre la barriera della veglia. Ero certo che l’avrei vista ancora. E l’idea m’inquietava. Avrei voluto dirlo chiaramente a Magagna, ma non ne avevo il coraggio.
Lorenzo Fossano è un cacciatore di libri antichi che poi rivende nella sua piccola libreria, sita nel centro storico di Casale Monferrato, in Piemonte, la cui passione per l’alcol é andata fuori controllo ormai da tempo. La vita di Lorenzo si trascina stancamente tra soffitte e cantine ammuffite, sbronze colossali, ed una madre ricoverata in ospedale affetta da deliri mistici. Ma tutto cambia quando l’anziano titolare di una ditta di spedizioni lo invita nel paesino fantasma di Robbia, sperduto nelle nebbie piemontesi, per valutare l’acquisto di una inquietante Bibbia apocrifa, collegata agli appunti di un professore scomparso.

Mentre lavora alla decifrazione dell’antico testo, qualcosa di oscuro sembra risvegliarsi e nel desolato comune di Robbia iniziano a susseguirsi misteriosi ed atroci accadimenti: persone che svaniscono nel nulla, preti che si suicidano, orde di clochard assassini che si radunano al suono d’una campana che risuona nella nebbia, e una sequenza di incubi orrendi che iniziano a tormentare lo sventurato libraio. Una terribile verità inizia ad affiorare: una forza oscura proveniente da oltre lo spazio ed il tempo è in procinto di pervertire e condannare l’intera umanità.

Unborn di Christian Sartirana é un più che godibile romanzo del terrore ambientato in un nebbioso Nord Italia piemontese da incubo, che sembra uscito dalla penna di H. P. Lovecraft, ma il cui taglio nettamente cinematografico omaggia e richiama in più di una scena anche un paio di classici capolavori del cinema horror, partoriti dalla mente geniale di John Carpenter, quali Il signore del male(1987) ed Il seme della follia (1994), Robbia é praticamente un incrocio tra Silent Hill e la Hobb’s End di Sutter Cane.

Mi è piaciuta parecchio la storia, un mistero che si infittisce di pagina in pagina tra creature innominabili, culti sacrileghi, tomi maledetti, ed orrori indicibili che trasformano pagina dopo pagina la vita del protagonista in un incubo delirante e senza via di uscita, fino al suo tragico ed inevitabile epilogo, che riprende un altro classico della letteratura lovecraftiana: quello della discendenza maledetta, o della colpa ereditaria, in base a cui la prescrizione biblica “Le colpe dei padri non devono ricadere sulla testa dei figli”, non ha valore alcuno, anzi.

In Lovecraft le colpe dei padri, o delle madri come accade invece in Unborn, ricadono, sempre, sulla testa dei figli: una stirpe corrotta rimane tale a prescindere dalle buone intenzioni, ed il sangue oscuro non si lava mai, finendo sempre per essere versato prima o poi…

Purtroppo protagonista e comprimari mi sono risultati essere tutt’altro che memorabili, a parte la comparsata di Danilo Arona, mostro sacro della letteratura fantastica ed orrorifica italiana, che interpreta la parte di se stesso in una delle migliori citazioni metanarrative che abbia mai avuto il piacere di leggere, ed invece di appassionarmi alle loro travagliate e disturbanti vicende, quasi non vedevo l’ora facessero una brutta fine e si togliessero di mezzo.

Finale fulciano in un tripudio di body-horror da dieci e lode, purtroppo l’elevato numero di refusi presente nel libro, ben oltre il mio abituale livello di tolleranza, ne ha minato non poco la godibilità.
“Dal tono che stai usando, sembra quasi che ti dispiaccia.” “Ma non dire stronzate!”, lo rimproverai. “E comunque nulla toglie che Le Bonne potesse essere già a conoscenza del loro contenuto. Se hanno lavorato insieme, doveva pur sapere in cosa stava immerso.” “Si, e poi ha ammazzato la moglie e se stesso per sfuggire alla follia della rivelazione. Sembra di nuovo Lovecraft!” “Fanculo Lovecraft!”
Un romanzo che avrebbe potuto essere decisamente migliore a mio parere, ma l’autore ha talento da vendere e mi sento di consigliarne la lettura ad ogni appassionato di orrori cosmici, abomini lovecraftiani, et similia.