Patient Zero








Hai mai visto il film 28 giorni dopo? No? Dovresti. Anche il seguito non è male. Comunque quel film parla di un virus che stimola i centri della rabbia che si trovano nel cervello, al punto da riuscire a bloccarne ogni altra funzione. Le vittime vivono in un totale, perenne ed essenzialmente incurante stato di rabbia. Molto simile a quello con cui abbiamo a che fare qui. Credi che un terrorista con un dottorato in chimica abbia visto un film di fantascienza e poi abbia pensato “Ehi, questo si che è un buon modo per uccidere gli americani”?

Quando un gruppo di terroristi arabi ed i loro avidi alleati progettano la caduta dell’intero Occidente nel nome di Allah, scatenando nientepopodimeno che una apocalisse zombi, spetta all’intrepido Jack Bauer, James Bond, Jason Statham Joe Ledger, tostissimo detective della polizia di Baltimora e neo capitano dell’intrepida Squadra Echo, braccio armato del segretissimo Dipartimento Scienze Militari americano, l’ingrato compito di salvare il mondo, la patria, e la torta di mele, tra qualche centinaio di pagine, non numerate, a base di sparatorie, esplosioni, sbudellamenti ed amenità varie che paiono uscite dal peggior action thriller movie di serie “Z” mai realizzato.
Questo Patient Zero di Jonathan Maberry, primo ed unico capitolo della longeva saga di Joe Ledger uscito qui da noi in Italia, è decisamente un prodotto del suo tempo, quella prima decade degli anni duemila in cui tra The Walking Dead e saghe varie, gli zombi assursero a nuova gloria dopo anni di oblio, intasando con ogni genere di prodotto dalla qualità più o meno altalenante, librerie, fumetterie, cinema, computer, consolle, e canali televisivi in tutto il mondo.
La storia è praticamente la fiera dei cliché, a partire dal protagonista con un passato turbolento e tormentato fino alla bellona di turno che si innamorerà di lui dopo l’iniziale disprezzo e diffidenza iniziale, per non parlare di traditori interni alla squadra, cattivoni che alla fine si tradiscono e scornano tra di loro, e macchiette a dir poco ridicole e imbarazzanti come lo scienziato nerd Dottor Who Hu e l’efficientissimo Toys, assistente gay del ricchissimo e cattivissimo Sebastian Gault… praticamente Smithers ed il signor Burns dei Simpsons.
Il tutto condito da più di seicento pagine a base della tamarraggine pura accennata sopra, con due prospettive narrative, quella in prima persona da parte di Joe, e quella in terza perlopiù dedicata alle terrificanti malefatte degli antagonisti, con in più qualche soporifero spiegone tecno-scientifico, ed una infinita serie di non proprio imprevedibili colpi di scena alla fine dei quali mi sono sentito come Diego Abatantuono in Nirvana (1997), quando sbotta allo spuntare dei mafiosi Yakuza nel videogioco… quando arriverete all’epilogo finale, praticamente una delle peggiori e stereotipate scene post-credits di tutti i tempi, probabilmente mi darete ragione.
A parte ciò, il libro intrattiene e diverte, e mi sono trovato piacevolmente incollato a leggere centinaia di pagine di fila senza neppure accorgermene, tra risate ed alzate di occhi al cielo varie.
Qualche piccolo refuso, ma vista la quantità di pagine, la cui non numerazione nella mia copia cartacea ho trovato alquanto fastidiosa, nulla di particolarmente grave.

Un piacevole prodotto d’intrattenimento se vi piace il genere, e che fa più che bene il suo dovere a patto di chiudere un occhio sui difetti sopracitati, che però potrebbero anche essere dei punti di forza se siete nel mood giusto.

Concludo dicendo che se mai realizzeranno una serie tv o dei film su Joe e la Squadra Echo, io sarò probabilmente in prima fila a godermeli ingozzandomi di popcorn, per poi cancellarli dalla memoria nel giro di una settimana.

Un po’ come avverrà dopo aver letto questo, seppur piacevole, libro.


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