


Fiutano l’aria, in cerca di una traccia. Nonostante i sei occhi, i klux non hanno la vista buona. L’olfatto, invece, ce l’hanno migliore di quello del miglior segugio. Il cuore fa a tempo a battermi a malapena due volte prima che mi trovino, e lì si lanciano al galoppo, a quattro zampe, ringhiando e avventandosi su di me. La loro preda.
Ma come ho già detto, io ai mostri gli do la caccia.
E ho una spada che canta.
Nel 1915, la proiezione di Nascita di una nazione, il più controverso film mai realizzato nella storia degli Stati Uniti, nonché la più riprovevole pellicola razzista mai realizzata negli studi di Hollywood, ebbe un incredibile successo, influenzando profondamente industria cinematografica e società americana, esacerbando intolleranza ed odio razziale e portando alla rinascita pochi mesi dopo del Ku Klux Klan, i cui membri venivano raffigurati come eroici protettori dei valori americani e delle donne bianche contro neri, cattolici, ebrei e qualunque altra minoranza vista dalla setta ed i suoi associati come una minaccia alla supremazia bianca.
Gli schiavi liberati – Robert Smalls e i suoi – hanno contribuito a porre fine al primo Klan. Il Klan si è estinto, ma il male che ha scatenato è sopravvissuto: frustare e uccidere la gente di colore per aver votato, bandirla dal governo, interi massacri che hanno instaurato la discriminazione che ci soffoca ancora oggi. Difficile dire chi abbia vinto la guerra e chi l’abbia persa.
In questo splendido Ring Shout di P. Djèlí Clark la storia si fonde magistralmente con ucronia, dark fantasy ed orrore cosmico quando, dopo la proiezione del film, creature demoniache alimentate dall’odio si mescolano ai razzisti incappucciati di bianco, determinati a scatenare un vero e proprio inferno sulla terra a meno che la giovane Maryse Boudreaux, anima tormentata armata del dono della vista e di una spada magica, non riesca a fermarli insieme alle sue compagne Sadie Watkins, cecchina infallibile, e Cordelia “Cordy” “Chef” Lawrence, un’ esperta di esplosivi veterana della Grande Guerra.
Nonna Jean la considera una protezione. Un po’ di magia per tenere a bada il male dei nostri tempi: il Klan, i linciaggi, le folle inferocite. E i klux. Forse funziona, forse no. Ma questo intruglio fa girare un sacco di soldi qui nella contea. E quando io, Sadie e Chef non stiamo dando la caccia ai klux, trasportiamo l’Acqua di Mamma in giro per mezza Georgia.
Perché queste tre donne danno la caccia ai mostri, e non c’è mostro più grande del Klan e del razzismo da lui alimentato.
Ho semplicemente adorato alla follia questo libricino pieno di azione, una vera e propria saga fantasy che nulla ha da invidiare ad altre più famose e blasonate, ma ambientata in uno dei periodi più bui della storia americana anziché in altri mondi fantastici, il tutto all’insegna di uno dei migliori world-building di sempre, tra musica e tradizioni afroamericane, orrori lovecraftiani, ed uno splendido cast di personaggi, con tre protagoniste nere badass che resteranno a lungo nel cuore di questo lettore.
Sollevo gli occhi sulle sue orbite vuote e una rabbia nuova inizia a divamparmi dentro. Questo è il mio dolore. Questa cicatrice è solo mia. Non è qualcosa con cui possono banchettare, non è qualcosa che possono risucchiare come il midollo da un osso. Ne ho avuto abbastanza di mostri che divorano parti di me, che cercano di mangiarmi.
«Io ai mostri gli do la caccia» gli dico a denti stretti.
Aggiungiamo il fatto che gli abominevoli Dottori della Notte sembrano usciti da un incubo di Clive Barker, e che nelle ultime due pagine in cui viene accennato ad un certo uomo che vive a Providence nel Rhode Island, nominato Principe Oscuro dalle forze demoniache che vogliono distruggere il mondo, e loro tramite volenteroso, in uno splendido easter-egg che apre le porte ad uno dei più attesi seguiti di sempre, e non posso fare altro che consigliare a tutti la lettura di questa piccola gemma ucronica, appassionante ed orrorifica.
Devono esserci klan da tutto il paese» mormora Chef.
«Ed è pieno di klux.»
Non sono difficili da individuare, le facce che si trasformano e si piegano, anche sotto questo diluvio. Alcuni sono sparpagliati in mezzo alla gente, altri sono disposti in lunghe file, e tengono torce con strane fiamme che non vengono disturbate dalla pioggia.
«Così tanti in un posto solo» dice Chef. «Sembra di essere a Tulsa.»