Cabal


– Cabal (Romanzo, Cabal, 1988) ✰✰✰✰✰



“Naturalmente puoi sempre incolpare Boone,” le stava suggerendo la Maschera. “Puoi dire alla polizia che è stato lui.”
“Che cosa sai tu di Boone?” l’apostrofò lei. Sheryl le aveva giurato che avrebbe tenuto acqua in bocca.
“Sai dov’è?” le domandò la Maschera.
“È morto.”
La faccia di pupazzo non accettò la sua risposta.


Aaron Boone, un uomo tormentato che crede di essere un mostro, manipolato dal suo psichiatra fino al punto di confessare delitti atroci di cui in realtà non si è mai macchiato, fugge fino ad arrivare alla mitica necropoli di Midian, laggiù dove dimorano i veri mostri, senza sapere che quanto rimane della sua vita passata lo sta inseguendo, e che quando lo raggiungerà porterà con sé morte e distruzione, causando infine la nascita di un nuovo ed indimenticabile eroe delle tenebre.

– La vita della morte (Racconto lungo, The Life of Death) ✰✰✰

Dunque quella era la Morte. Non c’era niente di artistico o di affascinante da vedere, non c’era niente che assomigliasse vagamente alle fantasie di Kavanagh, non c’era la serena bellezza di salme avvolte nei sudari su fresche lastre di marmo, non c’erano preziosi reliquiari, non c’erano aforismi sulla natura della fragilità umana, non c’erano nemmeno nomi o date.

L’incontro di una giovane donna ossessionata dalla riapertura di un antico mausoleo con uno strano tizio che soffre della stessa ossessione porterà a tragiche conseguenze per lei e per quanti la circondano.

– Il sangue dei predatori (Racconto lungo, How Spoilers Bleed) ✰✰✰✰

Aveva fatto i suoi conti: se fosse stata battaglia, avevano scarse probabilità di sopravvivere. Eppure, davanti al nemico che se ne andava, ancora non notava alcun segno di reazione da parte degli indios. Il silenzio metteva in risalto le prove dell’orrore commesso: il cadaverino per terra, la canna del fucile ancora calda.

Una banda di mercenari che vuole impadronirsi della terra abitata da una tribù di nativi dell’Amazzonia, si spinge troppo oltre in un macabro e raccapricciante racconto di avidità, violenza, maledizioni e morte.

– Torri all’imbrunire (Racconto lungo, Twilight at the Towers) ✰✰✰

La gola nera del vicolo era debolmente rischiarata da un barlume isolato, il lume stentato di una finestra dai piani superiori. Gli fu sufficiente comunque, per vedere la sagoma del forestiero riversa al suolo. Le terrificanti mutilazioni che aveva subito facevano pensare a un tentativo di rovesciarlo come un guanto.

Cospirazioni e tradimenti in un delirante racconto a base di guerra fredda e lupi mannari.

– L’ultima illusione (Romanzo breve, The Last Illusion) ✰✰✰✰

Valentin fugò quasi immediatamente il suo infondato ottimismo, prendendolo per un
braccio e bisbigliandogli all’orecchio: “Sono qui.”
Non era il momento più opportuno per mettersi a chiedere a Valentin come lo sapesse, in ogni caso Harry prese mentalmente nota di accertarsene quando, o per meglio dire se, fossero usciti dalla casa avendo ancora la lingua ben saldamente ancorata al fondo della bocca.


Quando Harry D’Amour, investigatore dell’incubo dal torbido passato, viene assunto per vegliare sulla salma di un famoso illusionista, morto in circostanze a dir poco insolite, scoprirà che quello che lo attende è decisamente molto più strano ed inquietante di quanto si aspettasse.







Cominciò a comporre la combinazione che apriva la valigetta. All’interno la Maschera cominciò a dare segni di agitazione.
Presto, altrimenti la perdiamo.
Le dita frettolose sbagliarono ad allineare le cifre.
Sbrigati, dannazione.
Azzeccò finalmente la combinazione. La serratura scattò.
Mai Faccione gli era sembrato tanto bello.


Ho adorato alla follia Cabal di Clive Barker quando lo comprai e lessi per la prima volta tutto d’un fiato nei primi anni ‘90, subito dopo aver letto e riletto fino alla nausea la serie a fumetti basata su di esso, uscita all’epoca nella collana antologica Hellraiser pubblicata dalla storica Play Press, ed essere rimasto traumatizzato dal trailer dell’omonimo film, che però recuperai e vidi solo in seguito, splendido adattamento cinematografico diretto dallo stesso Barker, con un mefistofelico ed indimenticabile David Cronenberg nel ruolo della Maschera (Faccione), serial killer dagli occhi di bottone che non ha nulla da invidiare ad altri famigerati e più conosciuti suoi colleghi.



“”Ho versato sangue…” mormorò Boone. “Ho ucciso undici persone.”
Gli occhi azzurri lo osservarono attentamente. Erano divertiti.
“Io non credo,” replicò Peloquin.
“Non spetta a noi,” interloquì Jackie. “Tu non lo puoi giudicare.”
“Ho un paio d’occhi nella testa, no?” sbottò Peloquin.
“So riconoscere un uomo pulito quando ne vedo uno.”


Da sempre uno dei miei romanzi e film preferiti, al punto che quasi ogni anno mi rivedo almeno una volta con piacere la Director’s Cut di Cabal (Nightbreed – 1990) e, anche se più raramente, mi lascio sempre sedurre volentieri dall’oscuro richiamo di Midian e dei suoi occupanti e torno a perdermi tra le pagine di questo splendido volume pubblicato all’epoca dalla Sonzogno.
Purtroppo lo stesso non posso dire per gli altri racconti contenuti al suo interno, alcuni dei quali a mio parere decisamente tra i meno memorabili dell’autore britannico, di cui rimuovo dalla mia memoria quasi ogni traccia ad ogni ennesima rilettura.

Agitò un dito sotto il naso di Boone. “Tu non sei un Notturno,” lo accusò, “tu sei carne. Ecco che cosa sei. Carne per la bestia.”
Mentre parlava l’ironia si dileguò dalla sua espressione e si trasformò in fame.


Perfino il visionario e piacevole L’ultima illusione, del quale esiste un adattamento cinematografico a cura dello stesso Barker (Il signore delle illusioni – 1995) che avevo visto una volta anni fa a casa di amici, di cui ricordo davvero poco e niente e che prima o poi devo finalmente decidermi a recuperare, alla fine non mi ha lasciato molto a parte un paio di scene piuttosto disturbanti che già iniziano a sbiadirsi dalla mia memoria mentre scrivo questa recensione.

“Alzati,” gli ordinò Boone.
“Se vuoi uccidermi, fallo subito,” pregò Ashbery. “Che sia finita.”
“Perché dovrei ucciderti?”
“Io sono un prete.”
“E allora?”
“Tu sei un mostro.”
“E tu no?”
Ashbery alzò gli occhi verso di lui.


Poco male, vorrà dire semplicemente che tra qualche anno o meno li leggerò volentieri di nuovo come se fosse la prima volta.

Quattro stelle inzuppate di sangue.




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