


«Oh, ottimo» commentò Betsy. «La regina degli svenimenti che usiamo di solito è rimasta a casa.» Tutto d’un tratto sembrò che potessimo lavorare insieme. Persino Pola, che contava tutta assorta i punti vicino al fuoco, apparve allegra e interessata.
Poi le lampade a muro si riaccesero e vedemmo l’uccello morto.
Quando l’eccentrico e visionario regista Sydney Fitzmaurice ritorna dopo anni ad Arkham per girare nella sua vecchia magione di famiglia quello che dovrebbe essere il suo capolavoro, un film dell’orrore muto talmente spaventoso e terrificante da superare in popolarità quelli interpretati da Lon Chaney, le sorelle Jeany Lin e Renee Love, rispettivamente costumista e protagonista della pellicola, si troveranno a vivere sulla propria pelle, insieme agli altri sventurati membri del cast e della troupe cinematografica, orrori e incubi ben più reali rispetto a quelli che erano destinati ad essere impressi sulla pellicola.
In quel momento notai che le siepi erano inclinate verso l’interno.
Non molto, solo il tanto che bastava per mettere in chiaro che il loro scopo era tanto trattenere la gente dentro la tenuta quanto proteggere la casa dagli sconosciuti. O celare la villa da occhi indiscreti e rendere la famiglia Fitzmaurice e le sue attività invisibili al resto di Arkham.
Solo che Arkham aveva la memoria lunga.
E quando una lunga serie di bizzarri e inquietanti avvenimenti sul set culminerà con la scomparsa e la morte di una o più persone, intrappolate nella vecchia casa dei Fitzmaurice che sembra quasi prendere vita e tenere prigionieri al suo interno gli sventurati partecipanti alle riprese di “Maschera D’Argento”, toccherà a Jeany cercare di impedire alle ossessioni di Sidney di condannare tutti quanti ad una fine orrenda.
Le ombre strisciavano sul prato. La casa attendeva che tornassimo e cominciassimo a giocare alle infestazioni tra le sue pareti. Ciò che avevamo già fatto e che avremmo fatto nei giorni seguenti fu da incoscienti, ma a quel tempo non sapevamo abbastanza della famiglia Fitzmaurice… e di Arkham.
“Maschera D’Argento” di Rosemary Jones, dodicesimo romanzo della serie di libri basati sul gioco da tavolo di orrore lovecraftiano e suoi epigoni Arkham Horror, e terzo di quelli tradotti e pubblicati qui in Italia da Asmodee Italia e Aconyte Books, è uno splendido atto d’amore verso il cinema e l’industria cinematografica degli anni ‘20, con l’autrice che ha svolto un lavoro a dir poco egregio nel metterne su carta atmosfere e personaggi, fittizi e realmente esistenti, ed i pregiudizi vissuti sulla propria pelle dai Cinesi Americani in quel periodo.
Senza badare alla macchina da presa, Darrell gridò e si tuffò verso Renee, scaraventandola a terra. Dopo un breve istante di sorpresa, cominciammo tutti a urlare vedendo il ritratto staccarsi di colpo dalla parete. Stavolta corsi anch’io verso Renee, senza più curarmi della ripresa. Il ritratto di Saturnin Fitzmaurice si schiantò a terra, schiacciando la gamba di Darrell sotto la pesante cornice metallica.
Il tutto condito da un senso di orrore strisciante e raccapricciante che si insinua a poco a poco nella mente e sotto la pelle di protagonisti e lettori, fino all’esplosivo confronto finale, con le oltremodo piacevoli comparsate di personaggi iconici del gioco, quali il fotoreporter Darrell Simmons ed il vagabondo Ashcan Pete insieme al suo cane Duke, che mi avevano salvato in più di un’occasione la pellaccia nel corso di alcune indimenticabili partite alle versioni da tavolo e videoludiche di Arkham Horror ed Elder Sign.
Betsy afferrò un’ altra mazza e ci seguì.«E chi vuole parlare di barbosa politica? Tutti vivono dei momenti difficili. Perché non dovremmo goderci quello che abbiamo adesso?»
Cosi lasciammo Max e Sydney a discutere di chiavi e terrore, mentre saremmo dovuti rimanere e fare altre domande sulle idee di Sydney.
Quella sera la corrente si interruppe di nuovo. E gli incubi iniziarono sul serio.
Un vero peccato che l’identità del Grande Antico antagonista venga spudoratamente messa in bella mostra sulla copertina facendo venir meno gran parte del mistero e della suspense, ma è stato per me un piacere immenso ritrovare fra queste pagine le sorelle Camilla e Cassilda, la maschera e l’opera maledetta che conduce alla follia, qui presa come spunto per un film muto hollywoodiano, e tutti quegli altri elementi presenti ne Il Re in Giallo di Robert W. Chambers, raccolta di racconti nonché libro fittizio che ispirò il più famoso Necronomicon di H. P. Lovecraft e che, pur non venendo mai nominato, impregna questo “Maschera D’Argento” dalla prima all’ultima pagina con le sue atmosfere e personaggi.
Guardai attraverso la porta del salotto. Non avrebbe dovuto essere possibile, ma vidi Eleanor e me stessa nel riflesso di uno specchio.
Sembravamo entrambe pallide. con gli occhi e la bocca troppo evidenziati, come ghoul o fantasmi.
Distolsi lo sguardo, dicendo a me stessa che era solo uno scherzo del riflesso, del tremolio della luce elettrica.
Caldamente raccomandato a tutti coloro che abbiano mai giocato ai giochi da tavolo di Arkham Horror, Elder Signs, Le Case della Follia, o al gioco di ruolo de Il Richiamo di Cthulhu, ma anche a chi abbia letto Il Re in Giallo di Robert W. Chambers e chiunque altro sia dell’umore di una lettura leggera, carica di atmosfera, e piacevolmente raccapricciante.
Pete si batté sulla gamba e Duke corse ad appoggiarsi al suo padrone. L’uomo accarezzò le orecchie del cane. Ebbi l’impressione che stesse riflettendo attentamente sulle parole da usare.
«Ci sono dei posti nel New England, luoghi bizzarri in cui puoi smarrire la strada e finire dove non vorresti essere. E funziona anche nell’ altro senso: strisciano fuori certe cose che proprio non dovrebbero essere qui.»